LE MARCHE E IL CONERO, parchi, borghi e abbazie
Destinazione: Italia /
Itinerario
1° Giorno Parco Naturale del Monte Conero: Portonovo e Sirolo
Arrivo della Vostra comitiva al Parco Naturale del Monte Conero. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio trasferimento a Portonovo, il luogo su cui sorge la chiesa di Santa Maria di Portonovo è incantevole, uno dei più belli e suggestivi della riviera marchigiana. L’edificio si eleva quasi a picco sul mare e risalta magicamente grazie al contrasto visivo tra la pietra bianca con cui è stato costruito, il colore turchese del mare ed il verde della macchia mediterranea che lo avvolge in un equilibrio perfetto tra uomo e natura. La chiesa è uno degli esempi più interessanti di architettura romanica dell’Italia centrale a cinque navate con cupola ottagonale d'ispirazione bizantina. Risalente al 1034, era situata accanto ad un monastero benedettino che intorno al 1500, a seguito di un’invasione turca, venne distrutto e quasi raso al suolo mentre la chiesa rimase miracolosamente in piedi rappresentando per quasi 700 anni l'unico edificio di tutta la Baia di Portonovo. Trasferimento a Sirolo è una città delle Marche, in provincia di Ancona, appartiene alla Riviera del Conero, è situata alle pendici del Monte Conero, bagnata dal Mare Adriatico.La storia di Sirolo è una delle più remote di quella delle Marche, sin dalla preistoria misteriosi abitatori lasciarono i segni della loro presenza, testimoniata anche dalla presenza di una Necropoli e di un meraviglioso percorso archeologico dove si possono scoprire rinvenimenti funerari di straordinaria rilevanza.Anche i greci contribuirono a lasciare la loro presenza e le loro tracce, tanto che la chiamarono Conero Komaros ribattezzato poi dai Romani Cumerium ovvero, Corbezzolo, perché, soprattutto durante il mese di ottobre, il Monte Conero si colora di corbezzoli piccoli, rotondi e colorati frutti diventati il simbolo della cordialità e del benvenuto all’ospite. Le pendici del Conero, sul versante nordorientale, sono folte di boschi con alberi di basso fusto, vi crescono in questo territorio lecci, querce nane, corbezzoli, cespugli di ginepri, ginestre, biancospini e altre piante tipiche della macchia mediterranea, in contrasto con l’altro versante più roccioso che scende a strapiombo sul mare. Trasferimento e sistemazione in hotel, cena e pernottamento.
2° Giorno Fabriano e tour delle abbazie
Prima colazione in hotel e partenza per la visita di Fabriano. Molti la conoscono solo come la città della carta, ma Fabriano vanta molte altre bellezze e anche alcuni segreti, come lo splendido museo del pianoforte storico. Ultimo lembo della Marca d'Ancona a ridosso dell'Umbria, Fabriano, il cui centro storico è straordinariamente conservato, è circondata da un paesaggio verde e naturalisticamente splendido. In passato la piccola città d'arte è stata un importante crocevia culturale. Nel XIII secolo, complice anche la floridezza economica diffusasi grazie al commercio della carta, si svilupparono cantieri architettonici e pittorici che cambiarono il volto di Fabriano dando origine a capolavori in parte ancora poco noti. Edifici civili, chiese, cantieri pittorici nei quali si forma la cosiddetta "scuola fabrianese" ne fanno un polo artistico di primaria importanza. Fabriano conserva ancora oggi la propria struttura medievale, raccolta intorno alla scenografica piazza del Comune, di forma quasi triangolare, su cui si affacciano i più importanti palazzi cittadini. Lo sguardo è catturato dal Palazzo del Podestà, uno dei più alti esempi di stile gotico nelle Marche. Lo splendido edificio, tutto in pietra bianca, ha una sua peculiarità tipologica “a ponte” per via della colmata del fiume che vi scorreva sotto. Di fronte, la fontana Sturinalto (1285), a base ottagonale; accanto il Palazzo del Comune che affonda le radici nel XIV secolo deducibili già dall’androne voltato a crociera. Il Loggiato di S. Francesco invece, fu costruito a metà del Quattrocento, per collegare l'imponente chiesa di S. Francesco alla piazza del Comune. Fu prolungato alla fine del Seicento, con l'aggiunta di sette arcate alle primitive dodici; e nel 1790 fu collegato al contiguo Palazzo Comunale. La teoria delle 19 arcate alte sulla piazza scoscesa, conferisce alla stessa piazza un effetto prospettico di straordinaria suggestione. Alle spalle del Comune il settecentesco Teatro Gentile, uno dei più belli ed eleganti delle Marche. Una passeggiata nel centro, lungo vicoli e vie del reticolo urbano di impianto medievale, regala scorci di grande suggestione e permette di soffermarsi in particolare su alcuni complessi monumentali che ospitano le eccellenze museali fabrianesi, come il celebre Museo della Carta e della Filigrana o il meno noto, ma assolutamente emozionante per come è concepito, Museo del Pianoforte storico. Nato da una collezione privata di 18 pezzi di valore inestimabile, il piccolo museo prevede visite guidate da un pianista, autentiche visite concerto in cui è possibile ripercorrere, nell'arco di un'ora, l'evoluzione dello strumento musicale – da clavicembalo a forte piano, infine pianoforte – e al tempo stesso della musica. Sorprendente rendersi conto di come alcuni pezzi celebri di Bach, Mozart, Beethoven, siano stati ideati su strumenti dal suono ben diverso da quello attuale. Ascoltarli eseguiti nella modalità originaria, così come questi grandi maestri li avevano scritti, è qualcosa di – letteralmente – inaudito. Lo consigliamo vivamente. Il nome della città è storicamente legato alla fabbricazione della carta e all'invenzione della filigrana: iniziata tra il 1100 e il 1200, l'industria fabrianese si sviluppò soprattutto tra Tre e Quattrocento. Il Museo della Carta e della Filigrana, che racconta la storia della produzione cittadina, è allestito all'interno del complesso di San Domenico. Durante la visita si possono vedere "dal vivo" tutte le fasi della lavorazione ed è particolarmente consigliata se siete in compagnia di adolescenti e bambini. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio proseguimento per il tour delle Abbazie dell’alta valle del Fiume Esino: Abbazia di Sant’Elena e abbazia di Sant’Urbano. Rientro in hotel, cena e pernottamento.
3° Giorno Ancona - Jesi
Prima colazione in hotel e partenza Ancona, città di mare e di colline, di arte e di storia, di boschi e di spiagge. Di queste, ne possiede una grande varietà. Tra le alte, ecco quella del Passetto, con grandi scogli bianchi, cui si regalano nomi particolari come la Seggiola del Papa e lo scoglio del Quadrato. Quando si pensa ad Ancona viene subito in mente la Cattedrale di San Ciriaco, con la posizione panoramica e il portale che guarda la città e il mare: costruita su resti romani del IV secolo avanti Cristo e una successiva chiesa paleocristiana, è di gusto romanico con influssi bizantini e gotici. Ma da dove partire per visitare Ancona e i suoi tesori? Si può iniziare proprio dal centro storico, con il quartiere forse più suggestivo di tutta la città, il Passetto: Piazza IV novembre, un tempietto neoclassico dedicato ai caduti, una doppia scalinata monumentale e si può scendere in spiaggia. Un mondo singolare, reso particolare pure dalle Grotte del Passetto, insenature scavate all’interno della roccia: un tempo ricovero per le barche, ora case vacanze dai cancelli colorati. Ancora è davvero generosa, nel suo patrimonio artistico-culturale. Non va persa la Chiesa di Santa Maria della Piazza, del XII secolo, gioiellino romanico, con la sua facciata ad archetti e tante figure simboliche scolpite attorno all’entrata. Un’altra bella facciata riguarda la Chiesa di San Francesco alle Scale, in stile gotico fiorito veneziano che si accumuna proprio in questo alla Loggia dei Mercanti. Decisamente particolare la Mole Vanvitelliana, un edificio a forma pentagonale costruito su un’isola artificiale su progetto dell'architetto papale Luigi Vanvitelli: era l’ex lazzaretto. Una costruzione imponente, terminata nel 1736, oggi sede di eventi vari. Da non perdere l’Arco di Traiano del primo secolo dopo Cristo e la Fontana del Calamo, la cui antichità è attestata dal nome, calamus, di origine greca, che ricorda l’ambiente palustre in cui sorgeva. Esisteva già nel 1400 e sono tredici le bocche da cui esce l’acqua, da qui il suo nome ufficioso, Fontana delle 13 cannelle. Da vedere inoltre il Mercato delle Erbe, in corso Mazzini, una struttura degli anni venti del secolo scorso in ferro e ghisa che ospita il mercato del pesce, di frutta e verdura. Per gli amanti del genere, curiosare nella Pinacoteca Comunale, che custodisce, tra le numerose opere, quelle di Carlo Crivelli, Tiziano, Lorenzo Lotto, il Guercino. Da non mancare il Museo Archeologico Nazionale delle Marche, testimonianze varie sulla storia antica di tutte le Marche. C’è poi il Museo Tattile Omero, che permette anche ai non vedenti di avvicinarsi all'arte facendo toccare calchi in gesso a grandezza naturale di famose opere scultoree, modellini architettonici di celebri monumenti, ma anche reperti archeologici e sculture originali di artisti contemporanei. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio breve visita di Jesi. A pochi passi dal centro storico si staglia l’imponente Cinta Muraria, eretta nel XIV secolo sul tracciato delle più antiche mura romane. La cinta della lunghezza di 1,5 km con le sue sette porte originarie e l’imponente Bastione del Montirozzo, dona all’antico borgo medievale un’aria solenne e austera, regalando inoltre a chi le percorre, una bella visuale sulla colline circostanti coltivate a vigneti. Il centro storico di Jesi è fatto di stradine strette e piccole viuzze che sembrano convergere attorno alla celebre Piazza Federico II, dove un tempo si trovava un antico Foro Romano. Nel punto esatto in cui venne allestita la tenda per permette all’Imperatrice Costanza di dare alla luce il suo primogenito, vi è un’aiuola circolare e un obelisco realizzato da Raffele Grilli e Luigi Amici. Sulla piazza si affacciano eleganti palazzi nobiliari come Palazzo Ripanti del XVIII secolo, in stile tardo-barocco, sulla cui facciata è posta una lastra scritta in più lingue, che ricorda il lieto evento. L’edificio, caratterizzato da uno scalone monumentale decorato con statue dello scultore Giocchino Varlé, oggi è sede del Museo Diocesano incentrato su opere di arte sacra, che testimoniano la forte devozione cristiana della popolazione della Vallesina. A vegliare sull’antica piazza anche la Cattedrale di San Settimio, costruita tra il XIII e il XIV secolo, dove un tempo sorgeva un antico Tempio Pagano, ad opera di Giorgio da Como. L’edificio sacro consacrato a San Settimo, primo vescovo della chiesa jesina, annovera tra i suoi tesori il coro ligneo disegnato dall’architetto e pittore jesino Domenico Valeri, e il fonte battesimale usato dall’Imperatore Federico II. Oltre alle antiche mura e alle chiese monumentali, anche i palazzi cittadini hanno il potere di raccontare la storia della città. Palazzo Pianetti costruito alla metà del Settecento, è l’unico esempio in Italia di stile rococò di influsso mitteleuropeo. Il palazzo, impreziosito da un bellissimo giardino all’italiana, è oggi sede della Pinacoteca civica. Quest’ultima è caratterizzata da un’interessante galleria decorata con pitture rococò e stucchi a colori pastello, e da una collezione d’arte antica dalla quale spicca la Pala di Santa Lucia ad opera di Lorenzo Lotto. Altri palazzi di indiscutibile bellezza sono il settecentesco Palazzo Balleani in stile barocco; Palazzo Ricci con facciata neoclassica, ricavata a seguito della demolizione del Torrione meridionale della Rocca; Palazzo Colocci, antica residenza gentilizia dei marchesi Colocci, di epoca rinascimentale, e Palazzo Honorati-Carotti, con le affascinanti gallerie decorate con pitture neoclassiche attribuibili al fabrianese Luigi Lanci. Tra gli edifici più belli ed imponenti delle Marche vi è Palazzo Signoria, ubicato in Piazza Colocci. L’elegante palazzo del XV secolo, è caratterizzato da una facciata con al centro un altorilievo che raffigura lo stemma della città (un leone rampante coronato), ed al suo interno ospita la Biblioteca Comunale Planettiana, fondata nel 1859. La biblioteca rappresenta un preziosissimo lascito della famiglia Pianetti, e comprende circa 110.000 volumi, l’Archivio storico Comunale, e una lettera dell’Imperatore Federico II agli jesini. Un’altra bellezza storica da non perdere è il Teatro Pergolesi, costruito nel 1798 e dedicato al celebre musicista e compositore Gianbattista Pergolesi, nativo di Jesi. Il teatro, in stile rococò, con il maestoso velario dipinto che raffigura l’arrivo di Federico II in città, rappresenta uno dei maggiori centri della vita culturale del paese, ed è anche soprannominato la “piccola Scala” (in riferimento al Teatro di Milano), apprezzato anche dagli specialisti del settore per l’interessante stagione lirica.
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